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Respirazione e VoceQuando inspiriamo, dell'aria entra nei polmoni; quando espiriamo, dell'aria ne esce. Sembra tutto semplice, meccanico, aritmetico. Eppure... ...Eppure con l'aria - anzi, con la respirazione - facciamo mille altre cose.
Molti avranno sentito termini come respirazione addominale, respirazione diaframmatica, respirazione costale, respirazione toracica; meccanicamente parlando, l'aria gonfia e sgonfia solo i polmoni. Ma diversi possono essere i modi che ha l'organismo di accogliere l'aria e farle spazio.
![]() Il diaframma è un muscolo, l'unico muscolo che si allarga quando si contrae. Il diaframma sta nel torace, e separa i polmoni dagli organi della digestione. Immaginatelo come un telo elastico tirato sopra l'imboccatura di un bicchiere. I polmoni poggiano sopra al telo, lo stomaco è subito sotto. Apposite aperture permettono il passaggio di vasi sanguigni, dell'esofago e di quant'altro abbia continuità tra la parte superiore e quella inferiore del tronco. Perifericamente il diaframma è inserito sulle costole e attorno alla colonna vertebrale.
Quando il diaframma è rilassato ha una forma a cupola: nell'inspirazione si appiattisce, allargandosi e lasciando espandere i polmoni, che si impregnano d'aria, come una spugna fa con l'acqua. Anche le costole possono allargarsi, per dare spazio all'espansione polmonare.
Ma noi non abbiamo un solo modo di inspirare. Certo, se vogliamo riempire i polmoni al massimo della nostra capacità vitale (così si chiama), l'intera cavità del tronco si dinamizza per fare spazio. Altrimenti possiamo fare - e di solito facciamo - delle scelte parziali.
La respirazione diaframmatica è diventato un "mito" nella fantasia dei cantanti e degli attori, aldilà dei suoi meriti. Quello che bisogna evitare è la respirazione "alta" cioè clavicolare (non devi tirare su le spalle). Va invece praticata una respirazione che riempia la parte bassa dei polmoni. Devi quindi sentire lo stomaco che si gonfia, oppure gonfiare appena sotto lo sterno.
ATTENZIONE!!!
Molti studenti di canto , sentendosi dire "respira col diaframma", iniziano a immaginarsi il diaframma nei modi più fantasiosi e disparati. Il diaframma è , in realtà, semplicemente una fascia muscolare che separa i polmoni dall'apparato digerente. Quando i polmoni si riempiono il diaframma scende da solo (infatti è impossibile riempire i polmoni senza la discesa del diaframma). Va specificato che il diaframma è un muscolo INVOLONTARIO per cui la sua salita è discesa è semplicemente il frutto di forze pneumatiche. Cercare di governare il diaframma con delle contrazioni muscolari è un'illusione, le contrazioni influiscono sull'espirazione e indirettamente sulla risalita del diaframma. Quest'ultimo deve stare teso (come una pelle di tamburo) per conferire alla colonna d'aria che parte dai polmoni e giunge alla bocca il giusto appoggio e quindi, la giusta tensione del suono e pressione dell'aria.
IMPOSTAZIONE VOCALE
La voce naturale
Il suono della voce nasce dalla vibrazione delle corde vocali accostate, provocata dal flusso d'aria emessa dai polmoni che passa loro attraverso. L'altezza del suono (la nota) è stabilita dai muscoli che accostano e tendono le corde vocali stesse: più queste sono in tensione, più acuto è il suono che generano. La regolazione della tensione delle corde vocali e il loro accostamento è un fatto istintivo. Sempre istintivamente una persona usa, parlando, il minimo flusso d'aria necessario per far vibrare le proprie corde vocali, e per parlare in modo più forte aumenta la tensione delle corde vocali, ottenendo così anche un timbro più acuto.
Questo meccanismo istintivo scarica tutto il peso della produzione di suono sulle corde vocali, che - non meno degli occhi - diventano lo specchio dell'anima: situazioni di tensione, stress o ansia si ripercuotono direttamente sulle corde vocali, facendole tendere più del dovuto e portando la persona a parlare con voce più acuta.
Le corde vocali
![]() Nell'immagine di sinistra, le corde vocali sono perte, e questa corrisponde alla fase di inspirazione, le corde si aprono per lasciar passare l'aria.
L'immagine di destra invece mosra le corde vocali chiuse, l'arria passandoci attraverso le fa vibrare e si genera il suono che noi chiamiamo voce, canto ecc ecc....
La voce impostata
I cantanti e gli attori, viceversa, hanno bisogno di usare la voce a lungo e a volume molto alto: il meccanismo istintivo di fonazione, per loro, non è più sufficiente. Il sistema di fonazione usato nel canto (ma anche nel teatro di prosa) è la cosiddetta impostazione o voce impostata: si tratta di sfruttare una o più delle cavità orofaringee, craniche e tracheali come cassa di risonanza, secondo il principio sfruttato in molti strumenti musicali a corde, creando così un secondo sistema oscillante accoppiato con quello delle corde vocali. Per fare questo sono necessari due requisiti:
In questo modo le corde vocali devono soltanto iniziare e poi regolare una vibrazione che si autosostiene, sorretta dalla pressione dell'aria in arrivo dai polmoni. Cantando con la voce impostata si avverte sempre una sensazione di vibrazione, che può variare a seconda della particolare cavità che sta risuonando: normalmente è localizzata alla radice del naso, ma può anche essere nella fronte per i suoni più acuti, oppure nel petto per le note più gravi. Viceversa, le corde vocali "scompaiono" quasi, e se la tecnica è corretta non si hanno sensazioni particolari a livello delle stesse, che sono molto poco sollecitate
L'effetto terapeutico del canto con voce impostata è ormai stato riconosciuto anche dalla medicina ufficiale, e molti foniatri e logopedisti usano alcune tecniche di educazione al canto sui loro pazienti.
I registri della voce
I registri della voce assumono denominazione diversa a seconda della parte del corpo che entra in risonanza durante il canto. La vibrazione delle corde vocali sarebbe inavvertibile senza un elemento che la fa risuonare.:
- se risuona la cassa toracica o almeno il mediastino, in particolare durante l'esecuzione di note di frequenza bassa, la voce si dice in registro di petto;
- se risuona, per note maggiormente acute, solo nella gola, si dice in registro di gola (e viene evitata assolutamente durante il canto perché produce un suono debole, stridulo e poco gradevole);
- se risuona in testa sfruttandone le cavità (compresi i seni nasali e frontali), durante l'esecuzione di note molto acute, si dice in registro di testa.
La tecnica moderna
Accanto alla tecnica classica della voce impostat, molto simile a quella del canto lirico, oggi si cerca di esplorare altre vie che “facilitano” l’interpretazione di un pezzo sia esso recitato o cantato.
Il raclage (suono sporco) viene talvolta usato per questioni interpretative in alcuni passaggi delle canzoni di stile moderno, ma non bisogna mai dimenticare i rischi di un abuso di questa pratica (scorretta dal punto di vista tecnico) a livello delle corde vocali, per la possibile insorgenza di deformazioni del bordo cordale (noduli, polipi, ecc.); un aiuto per salvaguardarle è senz'altro quello di focalizzare l'attenzione sulla gola e sul suono durante e dopo questa pratica, perché il forte calore che si avverte è un segno tangibile del livello di attrito che stiamo producendo con lo sfregamento
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